Autobiografia di un Melody Maker

17 febbraio 2015

Capitolo 1

Giacomo, il mare e la Ferrari rossa.

Sono nato a Genova.
38 anni fa era una città diversa.
Dicevano fosse il secondo capoluogo più ricco d’Italia anche se a me sembrava un po’ ostile, sporca e piena di quei bulletti pronti a darti un pugno in faccia se li guardavi negli occhi troppo a lungo.IMG_0782
Oggi sicuramente “Zena” é più bella, pulita e sicura… forse un po’ più desolata.
Vivo a Milano da 14 anni e devo ammetterlo: mi manca il mare. Chi di noi in fondo non é vittima di qualche compromesso?
Il mio é stato il mare.

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Avevo 8 anni, pieni anni ’80, e mentre i Duran, i film di
Vanzina, il Moncler e il boom dell’eroina imperversavano, nel giradischi di casa mia suonavano ogni giorno tutte le canzoni che, ancora non lo sapevo, mi avrebbero cambiato. Completamente… Beatles, De Andre’, Mina, Dalla, Paco De Lucia, Jobim, Bennato, Miles e Bach… molta musica di Bach.
Io questi Signori non li avevo mai visti ma nei lunghi viaggi in macchina durante le vacanze giocavo a dargli un volto… mi sembrava di conoscerli anche se non sapevo che aspetto avessero.
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Per me Bob Marley era bianco e aveva i capelli corti e un vestito scuro con scarpe nero lucido.
Nei viaggi in auto tutti parlavano, ridevano ed io nel sedile posteriore, rigorosamente a destra, stavo in silenzio con l’orecchio attento e la testa protesa verso l’altoparlante.
Immaginavo Mina, e penso che forse é con lei che ho sentito le prime, come dire, vibrazioni.
Insomma, credo sia stata la mia prima cotta amorosa… “Ancora”, “Amor mio”… e il suo seno freddo. Ne ero davvero attratto.image3 Lei la immaginavo esile, con lineamenti decisi e lunghi capelli lisci biondi.
Gli assolo di chitarra distorta mi rapivano… mi sembrava incredibile che da uno strumento così piccolo potesse scaturire tanta potenza. Quel ruggito.
I chitarristi lo sanno… quando imbracci una Les Paul collegata ad un 100 watt sembra quasi di guidare una macchina da formula1 o cavalcare un cavallo di razza… devi domarla… é adrenalina pura.image9 Come ogni pre-adolescente sono stato travolto dalle mode mescolandole a ciò che, grazie ai miei genitori, avevo ereditato.. Da De Gregori ai Motley Crue, dai Pink Floyd ai Bon Jovi, Guccini, gli Europe, Madonna, Duran Duran, i Cure, la Mahavishnu Orchestra, Police, Santana, Def Leppard, Van Halen, poi i Guns…tonnellate di Guns’n’Roses! Poi Vasco Rossi, Hendrix..e anni dopo ancora Extreme, Nirvana, Alice in Chains… il jazz di Charlie Parker, Keith Jarret, Django…divoravo tutto!
Volevo sentire tutto!
Il rock già dall’85 era diventato mainstream tanto da passare su DJ Television il sabato pomeriggio e un anno più tardi, dopo aver inventato e pubblicizzato per mesi una finta offerta irripetibile da Ricordi Strumenti Musicali, convinsi finalmente mio nonno ad acquistare la mia prima chitarra… elettrica!
Che grand’uomo mio nonno. Giacomo.image5
La chitarra era una Honer rosso Maranello con 2 humbucker e leva del tremolo… la mia prima vera Ferrari!!
L’ampli era… c’era scritto 10watt e aveva solo un tono e un volume… ovviamente tenuti sempre al massimo.image6
Poi subito qualche lezione di chitarra con Roberto, il mio primo insegnante conosciuto in un piccolo negozio di strumenti (Paganini in via XX settembre), i primi accordi, le tablature e l’inizio dei miei curiosi, ma solo per gli altri, isolamenti sociali.
Il sabato pomeriggio prevedeva il giro sistematico di tutti i negozi di strumenti, tra novità dei prodotti e leggende raccontate da musicisti dopolavoristi che vedevano i miei occhi sgranarsi ad ogni nuova storia (probabilmente inventata) su De Andre’, i New Trolls e il rock, che secondo loro era già morto.
Io uscivo meno, a scuola studiavo poco ed agli appuntamenti con gli amici mancavo spesso.
Perché per me il rock non era morto affatto.
Anzi, era appena nato!
E voleva tutto. Furioso e devastante.
Da quel momento era cambiato il mondo.
Per sempre.
Avevo 11 anni.

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Capitolo 2 – Coming soon…